Virtual Influencer Marketing: trend del futuro o moda momentanea?

Virtual Influencer Marketing: trend del futuro o moda momentanea?

Il mondo digitale e quello virtuale divengono un tutt’uno grazie al virtual influencer marketing, uno dei trend del digital marketing che ha ottenuto moltissimo successo durante l’ultimo anno.

A differenza dei comuni influencer, quelli virtuali non sono veri e propri esseri umani ma delle figure digitali o dei robot che, grazie alle loro caratteristiche, vengono selezionate dalle aziende per promuovere online il proprio brand.

Nati negli Usa, i virtual influencer sono dei fedeli brand ambassador che raccontano la storia, i valori e gli eventi che hanno caratterizzato l’azienda nel corso del tempo sulla base di quello che è il suo target.

La prima influencer virtuale ad essere comparsa nel 2016 su Instagram è stata Lil Miquela, la quale ha assunto un atteggiamento molto simile a quello umano, diventando una nota modella e musicista brasiliana che ha lanciato addirittura il singolo “Not Mine” su Spotify.

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Virtual Influencer Marketing: Lil Miquela su Instagram

A progettarla è stata l’azienda americana Brud, la quale, oltre a continuare a perfezionare questo personaggio, ne ha creati altri due, andando così a mutare gli equilibri del “tradizionale” influencer marketing.

Perché i virtual influencer sono così efficaci?

 

Il successo di queste figure digitali è determinato da una serie di caratteristiche che le distinguono. Nonostante siano progettate da un computer vengono percepite come reali: le loro vite sono emotivamente coinvolgenti e sono in grado di creare un legame empatico con coloro che seguono i loro account, proprio come accade con i reali influencer.  

Solitamente pubblicano costantemente contenuti e si atteggiano come ragazzi appartenenti alla generazione Z (il loro principale target), mettendo in atto azioni e comportamenti corrispondenti alle buyer personas definite preventivamente dalle aziende.

Un altro lato positivo dei virtual influencer riguarda i costi. Se un’azienda decide di ingaggiare un influncer spesso si trova a dover sostenere spese organizzative, legate all’invio di prodotti o al trasporto, all’alloggio o alla partecipazione a particolari eventi: nel nostro caso, invece, questi costi verrebbero completamente eliminati mentre rimarrebbero gli oneri relativi all’ingaggio con chi detiene i diritti del virtual influencer e tutte le spese di progettazione grafica.

Molte aziende appartenenti a differenti settori hanno deciso di collaborare con virtual influencer con l’obiettivo di conquistare il pubblico dei più giovani.

I casi più noti sono Gucci e Calvin Klein per il settore del fashion o KFC per il settore Food. Ad esempio, Gucci ha realizzato una campagna pubblicitaria per il mercato cinese, coinvolgendo Erica, il primo androide realizzato dall’università di Osaka, noto per essere molto simile ad un umano, grazie ai suoi 24 sensori.

Nel caso della famosa catena di fast food americana è stato ingaggiato come testiomonial il colonnello Sanders, grazie al quale KFC ha messo in atto una vera e propria operazione di branding.

Il successo dei virtual influencer mostra così come la dimensione virtuale stia sempre di più prendendo il posto di quella reale: quella dei virtual influencer sarà una moda momentanea oppure crescerà ulteriormente nel futuro? Solo il tempo saprà svelarci come questo trend potrà evolvere e se consoliderà ancor di più la sua posizione all’interno delle strategie di marketing dei brand!

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