Brand e musica. Il ritorno del mecenatismo

Brand e musica. Il ritorno del mecenatismo

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Brand e musica. Il ritorno del mecenatismo

Presentazione

Ciao! Avresti mai immaginato di svegliarti un giorno, accendere il computer e scrivere un articolo per il blog di un’agenzia che stimi molto? Io no, però lo sto facendo lo stesso.

La seconda domanda che sicuramente ti verrà in mente è: “ma chi è che sta scrivendo questo articolone?”

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Carlo Alberto Biasioli. Blogger e Social Media Manager musicale.

E su questa domanda sono preparatissimo! Mi chiamo Carlo Alberto Biasioli, ho 31 anni suonati, faccio il Social Media Manager in ambito musicale e, quando mi sento molto ispirato, scrivo su Piadina Music (che è il mio blog che trovi cliccando qui).

Cosa vuol dire fare il Social Media Manager musicale? Vuol dire innanzi tutto avere una grandissima passione per il proprio lavoro e subito dopo vuol dire impegnarsi fino allo sfinimento per rimanere sempre aggiornati su due campi: il marketing e la musica. La fase di aggiornamento è essenziale perché non sai mai da dove proverrà il prossimo lavoro.

Però questo aspetto ha anche un lato negativo. Ovvero tendenzialmente porta chi è molto aggiornato ad avere una visione delle cose molto progressista. Di conseguenza questa visione diventa distaccata dalla realtà delle cose nel proprio settore.

Molto spesso infatti mi trovo ad esporre le mie idee a persone dell’industria musicale e ottengo in cambio espressioni degne di film horror.

Va bene, ti faccio un esempio perché lo so che lo stai bramando con tutto te stesso!

Brand e musica. Che connubio perfetto!

Una delle cose in cui credo fermamente è la collaborazione fra grandi marchi e musica. Sono convinto fino al midollo che questo connubio porti a sinergie spettacolari e adesso ti spiego bene il perché.

Il fatto che siano circa 20 anni che nella musica si vive di stenti (a meno che non si riesca a diventare una grande pop star) indica che probabilmente l’approccio a questa arte è inadeguato e che ci sia necessità di evolversi e di guardare oltre. O meglio di guardare indietro.

Infatti in tempi antichi gli artisti venivano mantenuti da nobili o da istituzioni religiose. In pratica c’era uno scambio simbiotico. Il musicista poteva vivere della propria musica grazie ai soldi ricevuti dal nobile di turno e più era bravo, più il nobile riceveva lustro essendo colui che lo manteneva.

Questa è l’origine della musica. Le esibizioni live, non la vendita dei dischi.

Io credo fermamente che potrebbe essere molto interessante cominciare a mettere in secondo piano la realizzazione del disco in quanto dispositivo fisico rotondo (non eliminare eh, mettere in secondo piano) e iniziare a concentrarsi sulle esibizioni live, che per altro sono già abbondantemente finanziate da vari brand. Ricordiamo per esempio l’Heineken Jammin’ Festival, o tutti i palchi del Primavera Sound che prendono il nome del marchio che li sponsorizza.

Una visione diversa

Secondo me possiamo equiparare i grandi marchi alle vecchie istituzioni religiose o ai nobili che mantenevano i musicisti. Inoltre questi brand è già da tempo che si interessano alla musica e che danno valore a questa arte, anche a fondo perduto.

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Brand e Musica – Il Converse Rubber Tracks Recording Studio da una grossa mano alla musica. (Immagine dal sito dello studio)

Un buon esempio è il Converse Rubber Tracks Studio posizionato a Brooklyn (e in varie altre città degli states) e di proprietà appunto di Converse. Al Rubber Tracks qualsiasi artista può registrare in maniera del tutto gratuita. E nel caso in cui non siate proprio di New York, potete comunque usufruire della Converse Rubber Tracks Library. Una libreria di campionature enorme da cui è possibile scaricare una serie di tracce senza pagare un soldo. Tutto questo è possibile SOLO grazie a Converse, che i soldi li fa da un’altra parte. Inoltre se nomi come Com Truise, Cory Henry e Funky Knuckles decidono di associarsi a questo progetto, vuol dire che qualcosa di buono ci deve essere per forza.

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Da un evento di RedBull Music Academy a Detroit. Photo credits: Detroit Underground

Un altro brand molto attivo con la musica è Red Bull, che nel 1998 ha creato la Red Bull Music Academy che ha come obbiettivo quello di incoraggiare nuovi artisti a continuare a comporre. Questa accademia è vastissima e organizza eventi, promuove studi di registrazione e mantiene anche la propria web radio. Ancora una volta, tutto questo è possibile SOLO grazie a Red Bull, che esattamente come Converse, i soldi non li fa attraverso la musica, bensì attraverso altri canali che tutti noi già conosciamo.

La musica ribelle

Insomma, marchi e musica non sono necessariamente un abominio, anzi io credo siano proprio tutto il contrario. E dato che comunque mantengo il mio animo punk anche se scrivo su un blog rispettato come questo, non posso fare a meno di parlarti dei ribelli. Di quelli che le cose le fanno perché si divertono e che si disinteressano totalmente delle conseguenze.

Nel 2016 infatti i French Fuse (duo francese davvero esilarante) hanno deciso di prendere 35 jingle di brand noti in Francia e farci una canzone di 5 minuti. Il video è ovviamente diventato virale e nel giro di pochi giorni ha superato i 4 milioni di visualizzazioni e si attesta oggi a oltre 7 milioni di visualizzazioni (5 su Facebook e 2,5 su YouTube).

Te lo inserisco qua, così possiamo guardarcelo con pigra comodità:

French Fuse Remix 35 Musiques de PUB !

Les French Fuse vous présente « French PUB ».Une composition réalisée à partir de 35 MUSIQUES DE PUB en moins de 5 MINUTES !!Serez-vous capable de toutes les reconnaître ?

Pubblicato da French Fuse su Mercoledì 6 aprile 2016

Bene, questo video è diventato virale per varie ragioni: perché ha incontrato i gusti di molti ascoltatori, perché i ragazzi hanno un outfit geniale e perché hanno fatto qualcosa di alternativo con un qualcosa di assolutamente ordinario.

I marchi tirati in causa non si sono fatti sfuggire l’occasione e si sono fiondati a complimentarsi con i creatori tramite i social media.

I primi due a rispondere sono stati Volkswagen e SFR che si sono beccati la loro bella valanga di like e soprattutto visibilità gratuita. (Ricordate la simbiosi fra nobili e musici?). I loro commenti sono tutt’ora visibili sotto al video che ti ho mostrato qui.

I French Fuse grazie a questo video godono oggi di una bella fanbase e hanno prodotto il loro primo disco. Sarebbe potuto accadere senza questo evento? Probabilmente sì, ma sicuramente il processo di raggiungimento dell’obiettivo della band sarebbe stato molto più lungo.

Associare il proprio nome a un brand non solo non è dannoso, può anzi creare sinergie impossibili da prevedere a priori.

La fine

Quindi, artisti e marchi, toglietevi i paraocchi, liberatevi da ogni tipo di barriera e fate ciò che vi sentite di fare. La vita non ha limiti, siete voi a crearli.

Concludo questo articolo, che spero abbia potuto ispirare almeno una persona in tutta l’umanità, con un video di un artista emergente che apprezzo e che mi auguro riesca a fare felice qualche brand. Quindi, Mercedes, se sei all’ascolto, guardati il video di Nino Errera qui sotto!

Io ti saluto e ricordati, se ti è piaciuto questo articolo, condividilo e passa a salutarmi su Piadina Music! Ciao!

 

 

About The Author

Carlo Alberto Biasioli

Targato Vicenza 1986, ma importato in Romagna nel 1988 sono un fan dei Ghostbusters e della musica buona. Faccio il Social Media Manager in ambito musicale e mi godo un lavoro che mi piace più della pizza. Piadina Music è il mio adorato blog e scrivere mi appassiona moltissimo. Viaggio per lavoro ma dormo a Ravenna. Se passate di qua, fate un fischio.

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