Intervista ad Alessandro Franconetti: music design e marketing sensoriale

Intervista ad Alessandro Franconetti: music design e marketing sensoriale

Abbiamo incontrato Alessandro Franconetti, giovane ed affermato music designer sulla scena internazionale. Gli abbiamo fatto qualche domanda, e ci ha colpito subito la sua cultura, la sua conoscenza e la sua passione. Un racconto che assomiglia a questa giornata e al suo lavoro: profuma di primavera e suona di fresco.

Ciao Alessandro, chi ti conosce da anni sa anche del tuo amore per la musica. Ma come hai iniziato a fare questo lavoro?

Quello che faccio oggi è la conseguenza di un percorso accademico, professionale ed anche personale iniziato nel 1997. A 19 anni, infatti , mi sono traferito in California per studiare Media Studies alla University of San Francisco. Ho iniziato a frequentare tutti i corsi di pubblicità e marketing. Essendo da sempre un grande appassionato di musica, o forse dovrei dire un vero e proprio maniaco musicale, trovai un corso di Andrew Goodwin, l’autore di “Dancing in The Distraction Factory”, una sorta di Bibbia del marketing e della comunicazione nella musica. Mi appassionai così tanto all’argomento da decidere di fare una tesi. Insomma, per me, quel corso fu una vera e propria folgorazione e, per la prima volta, riuscire ad unire in matrimonio la mia più grande passione ed il mio principale interesse accademico. Così, una volta laureato, decisi di trasferirmi a New York per specializzarmi in Media Ecology alla New York University. La facoltà ,nata nel 1970, ha l’obiettivo di analizzare la società come frutto della sua interazione con i media. La società viene dunque vista come un ambiente socio culturale condizionato dalla sua relazione con i media. Di fatto la società è considerata come uno spazio. Forse è proprio durante questi studi che ho iniziato ad interessarmi al rapporto tra il mio medium preferito per eccellenza, quello musicale, e gli spazi.

Alessandro Franconetti, origini romane, ha studiato negli States

Intervista ad Alessandro Franconetti: music design e marketing sensoriale

 

Allo stesso tempo, stavo introducendo nella mia formazione, tanto per confondermi ulteriormente le idee, la moda. Così feci un lungo stage presso AEFFE, nello specifico mi occupavo delle relazioni pubbliche di Jean Paul Gaultier.

Poco dopo questa esperienza, iniziai a lavorare presso la RAI di New York, proprio come fashion producer.

Quindi, direi che a un certo punto mi accorsi che gli argomenti che più mi interessavano e che maggiormente mi stavano formando, erano la comunicazione, la musica…e la moda.

A 25 anni iniziai ad avventurarmi nel mondo del lavoro e fondai la LIAL Communications, una agenzia di video produzione specializzata in documentari musicali. Ho prodotto il documentario “Electronic Music”(N.d.R. Il documentario è stato premiato alla Winter Music Conference di Miami) e vari video commerciali per alcuni festival di musica elettronica in Europa come Dissonanze ed il Beat Park. A quel punto ho deciso di creare Moovin Music, una società di promozione musicale e poi, per tre anni, ho diretto il festival HARTVEST, un festival di musica ed arti visive che si è svolto dal 2010 ed il 2012, tra Roma e la Fortezza Medievale di Montalcino (SI).

Sempre di più, tuttavia, mi accorgevo che il mio vero interesse fosse ricercare e sviluppare l’ambito musicale da un’altra prospettiva, quella della comunicazione. La musica, come infatti recita il payoff della mia agenzia di Music Design, secondo me, è “comunicazione al 100% organica”. Insieme alle immagini ed al profumo, la musica è “comunicazione sensoriale”. Ed è esattamente ciò che oggi faccio tramite il mio studio di Parigi, Alessandro Franconetti – Music Design Studio. Lavoro con brand, in particolare con i loro spazi – boutique, showroom, hotel, gourmet restaurants – per cercare di comunicarne le atmosfere e l’identità tramite musica, fragranze ambientali e, presto, anche video.

Alessandro Franconetti Music Design Studio Paris

Alessandro Franconetti Music Design Studio Paris

 

Cosa si intende, precisamente, per “Music Designer”?

Il music designer è una figura che si occupa di interpretare un brand, una creazione o uno spazio in musica. Dovrebbe quindi essere una persona con una certa sensibilità nel comprendere ciò con cui si sta confrontando, deve saper leggere l’identità esistente (quella “esplicita”) e potenziale (quella “intrinseca” e spesso non così evidente) di un brand e tradurla in suoni. Il music designer non è un musicista e non è un dj, ma un professionista della comunicazione che conosce molto bene la musica e cerca di selezionare brani musicali ed artisti capaci di trasmettere il lavoro e gli spazi di esposizione e vendita di un brand o un designer. A queste qualità, va poi unita una grandissima ricerca di musiche a volte nascoste. Perchè un buon music designer ha il dovere di cercare musiche uniche e che non siano associabili a situazioni altre da quelle che sta curando. Per farti un esempio pratico, un music designer non dovrebbe scegliere brani tipo “Happy” che ognuno di noi associa a delle esperienze personali…perchè nessuno creerebbe un legame diretto tra un brano che ha ascoltato in altre mille situazioni e quel brand. Mentre l’obiettivo è proprio quello. Si devono trovare hit che non sono ancora, e forse mai saranno hit, si devono cercare perle nascoste in fondo al mare, si deve trovare quel granello di sabbia…

Per fare questo, come puoi immaginare, si deve ascoltare una quantità di musica che in pochi sarebbero in grado di sopportare, si deve avere la pazienza e la fortuna di trovare quella rarissima copia di un album che magari è dalla parte opposta del mondo. Ecco, in questo, la mia generazione di music designers è molto avvantaggiata. Il web ti fa arrivare ovunque. Ovviamente l’idea di possedere la musica per molti di noi è ancora un’esigenza, per quanto forse non più necessaria. Io personalmente ho sempre amato acquistare il vinile. Ogni copia suona in modo diverso a seconda della sua storia e di come è stato trattato. E, a volte, la tua copia suona come nessun’altra al mondo. E questa è una malattia che spesso accomuna il music designer ai dj o ai collezionisti più ossessivi.

Alessandro Franconetti a Parigi

Alessandro Franconetti: music designer

 

Che tipo di servizi offre il tuo studio?

Come ti dicevo, amo molto lavorare con gli spazi (passione, forse, trasmessami da mia moglie Silvia che è un geniale architetto), e quindi il mio studio si sta specializzando nei servizi di design sensoriale. In pratica, a seguito di un attento studio del brand, cerco di identificare le musiche maggiormente capaci di comunicarne l’essenza più intima. La musica che scelgo ha l’obiettivo di sposare completamente lo spazio (il suo design, i prodotti proposti e la sua clientela) in modo da creare un legame tra quel brand e quello spazio e la musica. E, allo stesso tempo, rendendo l’esperienza del cliente più piacevole e, di conseguenza, più profittevole anche per la boutique. D’altronde, tu resisteresti per più di 30 secondi in un negozio che trasmette Eros Ramazzotti?…ed in quei 30 secondi, acquisteresti un gioiello o un paio di scarpe? Aldilà del fatto che il cliente acquisti o meno, la sua esperienza degli spazi, con una musica adatta, renderà la sua esperienza della boutique incredibilmente più piacevole e, con grande probabilità, molto più lunga. E quando se ne andrà, non vedrà l’ora di tornare a provare quella esperienza. Per molti clienti realizzo inoltre delle compilation, in cd o vinile, in modo che il cliente possa portare via con se un pizzico di quelle atmosfere. Ecco, principalmente, io mi occupo di questo.

Per quanto invece riguarda l’arredamento olfattivo, e quindi le fragranze d’ambiente, preferisco collaborare con alcuni dei “maestri profumai”, quasi tutti fiorentini, che sanno esattamente trovare profumazioni in grado di complementare, e valorizzare ulteriormente, questa esperienza.

Marketing Sensoriale: esperienze olfattive

Marketing Sensoriale: esperienze olfattive

 

Tuttavia, offro molti altri servizi, soprattutto legati all’online, dato che oggi l’esperienza di un brand non si limita solo agli spazi fisici, ma anche a quelli virtuali. E così facciamo web radios e web playlist in modo che, anche sul sito del brand, e sui suoi social network, si possano respirare le stesse atmosfere. Poi offro una serie di servizi di music marketing, un ramo, questo, che si sta sviluppando molto velocemente e che molti brand, in particolare legati al luxury ed all’alta moda, stanno abbracciando perchè sentono la necessità di avere un rapporto con il proprio cliente improntato su un livello di comunicazione più diretto e, se vogliamo, più genuino. Molte aziende stanno utilizzando strumenti di marketing sensoriale, sempre più spesso improntati proprio sulla musica, per interagire con il loro pubblico. La comunicazione non è più verticale, o impostaci dall’alto, come era dieci anni fa. Non siamo più semplici consumatori che inghiottono passivamente messaggi promozionali, siamo utenti che interagiscono con le aziende. E le più consapevoli tra di esse hanno capito che il rapporto con il proprio pubblico deve essere orizzontale, ed improntato sullo scambio.

Tornando al marketing “sensoriale”, il mio studio ha recentemente brevettato la “musletter”, una newsletter improntata sull’offerta di playlist musicali in omaggio in cui, ogni brano presenta nella propria copertina un contenuto informativo e di servizio al cliente. Per adesso, questo strumento, sta dimostrando una comunicazione azienda-cliente-azienda molto più efficace della troppo spesso cestinata newsletter. Vedremo.

Chi sono le aziende che si rivolgono al tuo studio di Music and Sound Design?

Spesso i brand con cui lavoro hanno delle storie molto interessanti. Mi è capitato di collaborare con luxury brands o boutique di eccellenza che si stanno impegnando nella ricerca di nuovi linguaggi commerciali capaci di combinare tradizione sartoriale ed innovazione. Uno di questi è Dinh Van, una gioielleria francese estremamente interessante perchè, da sempre, ha come suo punti di eccellenza ed unicità la ricerca e la ricerca concettuale legata al mondo del gioiello. Il Sig. Dinh Van, negli anni ’70, fu un grandissimo innovatore ed iniziò ad utilizzare oggetti della vita comune nell’alta gioielleria (è sua la famosa lama di rasoio, la linguetta gioiello delle lattine etc.) ed ancora oggi, i proprietari di questa azienda (circa cinquanta boutique nel mondo) continuano a perseguire la filosofia di un gioiello minimale, etereo e la cui preziosità, oltre che nel design ed i materiali, risiede nel concetto. L’azienda mi ha chiesto di trovare sonorità capaci di comunicare il vasto scenario di tradizione e continua ricerca di design ed eleganza del marchio.

Dinh Van

Dinh Van

 

Quindi, da circa 2 anni, ricerco e seleziono le ambientazioni sonore di tutte le loro boutique. Ovviamente, per poter raccontare questa storia, la musica che seleziono è frutto di una ricerca a volte folle di brani unici e rarissimi. Mi sono spesso trovato a setacciare vecchi archivi di case discografiche ormai scomparse o di acquistare dischi di cui esistono cento copie al mondo di artisti contemporanei pressochè sconosciuti al mondo delle radio o dei club. Insomma, la ricerca a volte può essere molto intensa ed anche dispendiosa economicamente. Il risultato però è molto soddisfacente: oggi entrando in uno qualsiasi degli store Dinh Van, il frutto di questa ricerca è evidente.

Mimma Ninni, altro cliente di cui vado molto fiero, è considerato nel mondo della moda come uno dei migliori store in Italia per l’altissima attenzione nella selezione del prodotto e per la capacità di influenzare trend che, da Bari, si espandono a macchia d’olio in tutta Italia. Lo store è suddiviso in due grandi spazi adiacenti: il concept store e la splendida boutique di haute couture.

Mimma Ninni Concept Store

Mimma Ninni Concept Store

La grandiosità di questo brand sta nella capacità, comune ai grandi store come Colette a Parigi, Corso Como 10 e Antonia a Milano, Franz Kraler a Cortina etc., di attrarre una clientela molto eterogenea e, allo stesso tempo, molto esigente in quanto a novità e prodotti ricercatissimi.

Mi è stato chiesto di curare il music design di entrambe le boutique, cercando di catturare le peculiarità dei singoli spazi ed, allo stesso tempo, di comunicare l’atmosfera e lo spirito che li accomuna e che rende così caratterizzante l’identità del brand Mimma Ninni. In questo caso il dialogo con la musica viene esteso a tutto il corpo di questo brand, dall’esperienza in-store, al web ed alle compilation “The Sounds of Mimma Ninni” che realizzo per il loro gruppo e per i loro clienti. Oggi, Mimma Ninni è diventato un trend-setter anche in ambito musicale. I clienti, sia quelli abituali che quelli che vi si recano appositamente per la musica, entrano nelle due boutique sapendo che scopriranno nuovi sounds ed avranno un esperienza musicale fortemente evocativa e curata nei minimi dettagli.

The Sounds of Mimma Ninni

The Sounds of Mimma Ninni

(N.d.R. Lo scorso 25 ottobre, alla presentazione della nuova compilation in edizione limitata di 1000 copie, erano presenti circa 2000 persone e la compilation è praticamente andata sold out in poche ore. La nuova edizione della compilation, che verrà presentata a maggio, sarà nuovamente in edizione limitata).

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente sono concentrato nell’affermazione degli standard del mio studio come punto di riferimento nel music design legato agli spazi. Sto lavorando con molti clienti che, negli angoli più disparati del mondo, stanno lavorando per portare lo stile e l’esperienza dello shopping ad un livello fino ad oggi impensato sia in termini di qualità e ricercatezza del prodotto che di “sensorialità” e “product experience”. Poi mi piacerebbe molto collaborare con i grandi designer per comunicare in musica le collezioni che portano sulle passerelle.

(N.d.R. Modem, rivista d’eccellenza per l’informazione professionale dedicata a chi opera nell’ambito della Creazione della Moda e del Design ha indicato Alessandro Franconetti tra i top music designers per le sfilate di Parigi e Milano)

In un futuro mi piacerebbe creare un network di artisti per poter personalizzare ulteriormente, sia sul piano sonoro che quello delle arti visive, l’esperienza che offro ai miei clienti. L’idea è quella di pubblicare questi interventi anche tramite mostre, installazioni, e tramite il web. L’obiettivo è di esplorare il più possibile le varie possibilità di comunicare l’eccellenza tramite i vari sensi e, soprattutto, di divertirmi e di fare ogni giorno ciò che amo.

Chi sono i tuoi principali competitors?

In realtà, più che i miei colleghi, spesso le aziende preferiscono prendere la musica da piattaforme come Spotify ed altri grandi gruppi. Mi capita spesso anche che dei grandissimi negozi utilizzino le web radios pubblicate da altri negozi molto famosi di fatto rubandone l’identità musicale.

Ho anche sviluppato un software che consente, come ai siti sopra citati, una certa personalizzazione sonora degli ambienti. Inizierò a proporla da settembre, lo faccio perchè ha dei costi per il cliente decisamente inferiori. Lo vedo come uno strumento che mi può dare il tempo di far capire ad alcuni clienti che la differenza tra un sito che propone musica ed un music designer dedicato è la stessa che c’è tra il prêt a porter e l’alta sartoria. Il primo non ti identifica, ti omologa. Perchè non è stato concepito e cucito sul proprio corpo, mentre il secondo è frutto di uno studio e di una personalizzazione che non può nascere se non dal gusto più intimo e personale del music designer. E, a volte, un abito creato su un corpo diverso dal nostro, può non dare i risultati sperati. Anzi. Ogni corpo va esaltato per ciò che è. Ed io non voglio essere come questi siti. Non sono un commerciante di musica. Preferisco essere un «lusso». E, chiaramente, non parlo di costo ma di gusto.

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